Un convegno di successo sulla tutela del know-how nell’era digitale

Un convegno di successo sulla tutela del know-how nell’era digitale

Milano, 5 maggio 2025 – La sicurezza digitale e la protezione del patrimonio informativo aziendale sono state al centro del convegno "Compliance, Cyber Intelligence e Investigazioni: La tutela del know-how nell'era digitale", organizzato da DETEGO Investigazioni. L'evento, svoltosi presso Piazza Affari, ha visto la partecipazione di esperti del settore che hanno approfondito le sfide e le soluzioni per la difesa delle aziende nell'era digitale. La rilevanza dell’iniziativa è stata sottolineata anche da Il Sole 24 Ore, che ha dedicato un approfondimento all’evento, confermandone il valore e l’interesse per il panorama economico e imprenditoriale.


Un approccio multidisciplinare alla sicurezza

Moderato da Alessio Marrari, il convegno ha sottolineato l'importanza di un approccio integrato alla sicurezza digitale, coinvolgendo esperti di diritto, investigazione e tecnologia. Tra i relatori di spicco:


Avv. Guido Scorza, componente del Collegio del Garante della Privacy, ha aperto l'evento con i saluti istituzionali, evidenziando il ruolo della normativa nella protezione dei dati.


Dott.ssa Miriam Ieraci, Funzionario Area Industria Energia e Innovazione Assolombarda, ha illustrato la postura cyber delle PMI e la strutturazione di un piano di difesa del patrimonio aziendale.


Avv. Vittorio Provera, Studio Legale Trifirò & Partners, ha illustrato l'importanza delle procedure interne e delle misure organizzative nella prevenzione e gestione degli illeciti aziendali.


• Dott. Francesco Sathya Caliò, CEO di DETEGO Investigazioni, ha spiegato gli strumenti di indagine previsti dalla normativa per l’analisi delle condotte illecite di dipendenti ed ex dipendenti portando esempi pratici.


• Prof. Marco Bacini, Università LUM, ha analizzato le nuove minacce digitali e le strategie proattive di sicurezza basate sulla cyber intelligence. Attraverso il termine coniato dal prof. Luciano Floridi, ha spiegato come viviamo nell’era dell’ “Onlife” dove reale e virtuale si CONfondono. Così come è necessario tutelarsi nella vita reale (telecamere, antifurti, chiavi, ecc.) dobbiamo imparare a tutelarci anche nel digitale.


• Dott. Pietro Di Maria, General Manager Meridian Group, ha approfondito il ruolo della Threat Intelligence nella protezione dei dati e nella prevenzione di attacchi informatici.


La sicurezza digitale: una sfida per il futuro

Durante il convegno, è emerso come molte aziende sottovalutino le opportunità di difesa offerte dalla legge, inclusa l'attività investigativa privata. DETEGO Investigazioni, con la sua esperienza nel settore, ha ribadito l'importanza di un intervento strategico per individuare violazioni aziendali, ricostruire le dinamiche della fuga di dati e raccogliere prove utilizzabili in sede giudiziaria.


"La sicurezza digitale è oggi una sfida che richiede competenze integrate e collaborazione tra pubblico e privato" ha dichiarato Francesco Sathya Caliò, sottolineando come solo attraverso un approccio multidisciplinare e una costante formazione sia possibile costruire una società digitale resiliente.


Un evento che segna un passo avanti nella protezione aziendale 

Il convegno ha rappresentato un'importante occasione di confronto tra esperti e aziende, offrendo strumenti concreti per affrontare le sfide digitali e tutelare asset intangibili come reputazione, strategie e informazioni riservate. DETEGO continuerà a promuovere iniziative volte a sensibilizzare le imprese sull'importanza della sicurezza digitale e della protezione del know-how aziendale.


DETEGO ringrazia tutti i relatori e i partecipanti per aver reso possibile questa giornata di innovazione e confronto, e conferma il proprio impegno nel continuare a promuovere iniziative volte a difendere e valorizzare il patrimonio informativo delle imprese italiane

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L'attimo sospetto

9 aprile 2026
SCREENSHOT DELLE CHAT DEL CONIUGE: QUANDO LA PROVA DIVENTA REATO? Il tradimento coniugale è una delle cause più frequenti di separazione e, quando viene dimostrato, può consentire al partner fedele di chiedere la separazione con addebito . Ciò significa attribuire all’altro coniuge la responsabilità della fine del matrimonio per aver violato i doveri coniugali, primo fra tutti quello di fedeltà. Le conseguenze possono essere rilevanti: chi subisce l’addebito perde il diritto all’assegno di mantenimento e i diritti successori. Dimostrare il tradimento in tribunale, tuttavia, non è sempre semplice. Un sospetto o una convinzione personale non sono sufficienti: servono prove concrete , giuridicamente valide. Per questo motivo, affidarsi a un’agenzia investigativa autorizzata rappresenta spesso la scelta più prudente, perché consente di evitare errori che potrebbero compromettere la causa o, nei casi più gravi, comportare responsabilità penali. GLI SCREENSHOT DELLE CHAT CON L’AMANTE SONO UNA PROVA VALIDA? Il coniuge che sospetta di essere stato tradito potrebbe essere tentato di accedere alle chat, alle e-mail o ai messaggi del partner per cercare eventuali conversazioni con l’amante. A prima vista può sembrare una soluzione semplice ed efficace: acquisire gli screenshot dal telefono del marito o della moglie, conservarli e portarli in tribunale. In realtà, si tratta di una scelta che può comportare conseguenze anche gravi. Accedere al dispositivo di un’altra persona senza il suo consenso costituisce reato, anche se si tratta del proprio coniuge. L’articolo 615 ter del codice penale disciplina l’accesso abusivo a un sistema informatico , punendo con la reclusione fino a tre anni chiunque si introduca in un dispositivo elettronico (smartphone, tablet o PC) protetto da misure di sicurezza oppure vi si mantenga contro la volontà espressa o tacita del legittimo proprietario. Molti pensano che, se il telefono è sbloccato o la password nota, accedervi sia lecito. Non è così: la legge non prevede questa eccezione. Inoltre, se per impossessarsi del dispositivo si ricorre a coercizione, inganno o violenza, possono configurarsi ulteriori reati, a seconda delle modalità del fatto. CASI IN CUI GLI SCREENSHOT SONO AMMESSI IN TRIBUNALE Esistono ipotesi specifiche e circoscritte in cui uno screenshot può essere legittimamente prodotto in giudizio. In questi casi, la schermata acquisita assume pieno valore probatorio ed è considerata attendibile dal giudice al pari di un documento elettronico. Tra le situazioni ammesse rientra, ad esempio, l’acquisizione di un messaggio in cui un coniuge scrive direttamente all’altro ammettendo il tradimento. In questo caso, lo screenshot viene estrapolato dal telefono del ricevente, senza accedere al dispositivo del partner infedele. L’acquisizione effettuata sul telefono della parte traditrice è invece legittima qualora sia la controparte stessa a produrla in giudizio oppure quando esista un accordo di piena e reciproca condivisione dei dispositivi tra i coniugi. Si tratta di una situazione diversa dalla semplice condivisione occasionale della password. La Corte di Cassazione, con la sentenza 3025/2025, ha precisato che l’accesso resta abusivo se conduce a risultati in contrasto con l’originaria volontà del coniuge (ad esempio installare un’app, condividere ulteriori contenuti o effettuare chiamate). La condivisione deve quindi essere tale da far desumere anche il diritto di acquisire lo screenshot. Dimostrare l’esistenza di questa autorizzazione, però, non è semplice. In assenza di un accordo scritto – circostanza più unica che rara tra coniugi – si potrebbe ipotizzare la testimonianza di una persona vicina alla coppia. Tuttavia, la Cassazione ritiene nulla la testimonianza di un soggetto indicato dalla parte proponente. È bene ricordare, infine, che una prova raccolta illecitamente non è mai ammissibile , neppure se finalizzata a far valere un proprio diritto in tribunale. COME DIMOSTRARE IL TRADIMENTO IN MODO LECITO Alla luce di questo quadro normativo e giurisprudenziale, è comprensibile che il coniuge tradito si chieda quale sia la strada corretta per ottenere il divorzio e sostenere con successo una domanda di addebito. La soluzione più sicura è rivolgersi a un investigatore privato professionale , capace di operare nel pieno rispetto della legge. Un’indagine svolta in modo professionale consente di predisporre un report utilizzabile in giudizio e quindi valido come prova nel processo civile. L’investigatore potrà raccogliere fotografie e video idonei a documentare la relazione extraconiugale e, in sinergia con l’avvocato, contribuire alla costruzione di una strategia probatoria solida. Agire autonomamente, soprattutto in un contesto familiare in cui le abitudini sono ben note, può invece insospettire il partner . Il rischio è duplice: da un lato la possibile cancellazione delle prove o la sospensione degli incontri con l’amante, dall’altro l’esposizione a responsabilità penali. Per evitare errori e tutelare al meglio i propri diritti, affidarsi a professionisti del settore, rappresenta la scelta più sicura per ottenere risultati concreti e giuridicamente validi.
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