Concorrenza sleale del socio: cos’è, come avviene e le investigazioni per tutelarsi

Come riconoscere la concorrenza sleale da parte di un socio, come raccogliere le prove ed ottenere il risarcimento del danno


Sei venuto a sapere che un tuo socio sta esercitando un’attività in concorrenza sleale e sta sviando la tua clientela e il tuo personale specializzato? Vuoi sapere come difenderti ed essere risarcito dei danni?

In questo articolo forniremo le informazioni essenziali per riconoscere la concorrenza sleale da parte di un socio, anche attraverso esempi pratici, e cosa può fare un imprenditore per tutelare la propria attività anche ricorrendo a controlli difensivi e raccolta prove.


1. La concorrenza del socio: cosa dice la legge e come riconoscerla

Un socio non può, senza il consenso degli altri, esercitare per conto proprio o altrui un'attività concorrente con quella della società, né partecipare come socio illimitatamente responsabile ad altra società concorrente (art. 2301 Cod. Civ.).

Il divieto di concorrenza ha lo scopo di tutelare la società dai danni che deriverebbero da un’attività concorrente praticata da un socio che è ben informato sull’andamento della gestione sociale, nonché su know-how, brevetti, parco clienti, maestranze dei propri dipendenti etc.

Quindi un socio che si sta muovendo per aprire un’altra attività, probabilmente con l’intenzione di uscire dalla società pregressa, potrebbe porre in essere atti come lo sviamento della clientela o dei dipendenti professionalmente più validi, oppure creare confusione tra i prodotti e l’attività alla quale faceva parte ma della quale magari sta per diventare un concorrente.

L’inosservanza di tale obbligo può avere serie conseguenze, tra cui l’esclusione del socio dalla società, ma anche il risarcimento dei danni causati dall’attività concorrente.


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2.Come avviene la concorrenza sleale del socio: esempi pratici

Facciamo alcuni esempi pratici, tratti dai nostri casi come Agenzia Investigativa, di casi in cui si è infranto il divieto di concorrenza.

Esempio 1: Socio accomandatario di uno studio di consulenza aziendale diventa socio occulto di uno studio con stesso oggetto sociale.

In questo caso, pensando che bastasse dotarsi di un prestanome, il socio accomandatario ha iniziato a svolgere quotidiana attività presso un nuovo studio con lo stesso oggetto sociale e nella stessa area geografica.

Dal momento che conosceva il personale della società, ha attratto presso la sua nuova attività il personale più capace e competente, in modo da poter sfruttare, per esempio, la loro capacità nell’utilizzo di un nuovo software gestionale per la fatturazione elettrica.

Inoltre, il tentativo di svuotare la precedente società è proseguito contattando il parco clienti ed offrendo servizi a prezzi vantaggiosi creando volutamente confusione tra le due società.

Esempio 2: Il socio lavoratore di una snc apre una nuova società ed un nuovo ristorante con menu terribilmente simile.

Abbiamo uno chef, il quale è anche socio, il quale non ha digerito le ultime scelte della propria società. Forse pensando che la cosa passasse inosservata, lo chef ha preso delle quote di un ristorante già in competizione con l’altra società ed ha iniziato ad istruire il personale di cucina sulle proprie ricette e modalità di impiattamento. Alcuni clienti della prima società, non consci di quanto stava accadendo, hanno fatto notare ad una socia del primo ristorante che pure l’altro ristorante stava iniziando a servire dei piatti particolari ed inequivocabilmente simili.

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3.Casi in cui sembra concorrenza sleale… ma non è vietata

Il divieto di concorrenza ex art. 2301 Cod. Civ. riguarda i soci delle Società in Nome Collettivo (Snc), nonché i soci accomandatari delle Società in accomandita semplice (Sas) e gli amministratori delle Società per Azioni (Spa).

Perciò tale articolo del Codice Civile non trova applicazione per i soci di Società con Responsabilità Limitata (Srl), né per i soci accomandanti delle Società in accomandita semplice (Sas). In tal caso, è buona norma inserire nell’atto costitutivo un’apposita clausola di divieto di concorrenza con possibilità di esclusione del socio.

Inoltre, il Codice Civile precisa che il socio non può partecipare con una responsabilità illimitata ad un’altra attività. Ciò significa che non vi è un divieto assoluto a partecipare con qualsiasi tipo di responsabilità in qualsiasi tipo di società.

Un'altra situazione ancora è il caso del socio che sta per uscire dalla società. In tal caso, non vi è un divieto di concorrenza per l’ex socio, tranne nel caso in cui si intenda stipulare un patto di non concorrenza.

Infine, il divieto di concorrenza del socio configura una violazione se l’attività concorrente può effettivamente provocare un pregiudizio all’altra società. Per esempio, se la distanza geografica è tale da non comportare che le due società operino nello stesso mercato, in tal caso non si configura un pregiudizio né violazione del divieto civilistico.


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4.Come tutelarsi: le investigazioni per escludere il socio ed ottenere un risarcimento

La violazione dell’obbligo di non concorrenza da parte del socio può portare all’esclusione del socio ed il risarcimento dei danni subiti per tale violazione.

Tuttavia, sta alla società che sta subendo l’illecito dimostrare la violazione e l’ammontare del danno configurabile, per esempio, come in calo del fatturato e nella perdita di clienti.

Come fare? Risulta fondamentale svolgere delle investigazioni per ottenere le prove ai propri sospetti.

Di fronte a dei sospetti di concorrenza illecita di un socio, la società è autorizzata, dalla legge e dalla giurisprudenza, ad avvalersi di un investigatore privato a cui demandare delle indagini per la propria tutela.

Tali indagini comporteranno, tra le altre cose, il documentare la relazione che intercorre tra il socio e l’altra società. A livello pratico, questo significherà dimostrare che il socio, anche se occulto o di fatto, si trova quotidianamente nei locali dell’altra società, riceve i clienti o si incontra con i clienti della società danneggiata con lo scopo di stornarli.

Le indagini potranno anche avere lo scopo di dimostrare che i sistemi di gestione od i prodotti della nuova società mostrano una confusione atta ad ingannare il cliente, il quale penserà di avere di fronte il prodotto della società lesionata. Per esempio, nel caso di un ristorante, sarà utile una raccolta di materiale video-fotografiche che dimostri l’allarmante somiglianza tra il menù e le pietanze offerte dalle due società.

Inoltre, l’investigatore privato può essere chiamato come testimone della concorrenza illecita e riporterà al giudice quanto già documentato nella propria relazione investigativa (provvista già di materiale video-fotografico).

Infine, la società danneggiata deve dimostrare sia il danno che il nesso causale tra il comportamento del socio ed il danno stesso.

Anche per dimostrare il nesso causale, vi è la necessità di una raccolta di prove documentali e testimoniali ottenibili grazie alle indagini di un investigatore privato. Per esempio, il dimostrare che un cliente è passato alla nuova società del socio sleale documentando gli incontri ed i contatti e, se possibile, intervistando il cliente stornato.


5. Conclusioni

In questo articolo abbiamo illustrato cos’è la concorrenza illecita da parte di un socio con esempi tratti dalla nostra casistica investigativa, e abbiamo dato delle dritte per difendere la tua società. Contattaci per altre informazioni o per una consulenza investigativa in tema di concorrenza sleale.


Sarà nostro piacere farti ottenere le prove ai tuoi sospetti.


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L'attimo sospetto

Autore: Sebastiano Teani 17 aprile 2026
IL CASO KASH PATEL: OSINT, FURTO DI DATI E CRISI REPUTAZIONALE
9 aprile 2026
SCREENSHOT DELLE CHAT DEL CONIUGE: QUANDO LA PROVA DIVENTA REATO? Il tradimento coniugale è una delle cause più frequenti di separazione e, quando viene dimostrato, può consentire al partner fedele di chiedere la separazione con addebito . Ciò significa attribuire all’altro coniuge la responsabilità della fine del matrimonio per aver violato i doveri coniugali, primo fra tutti quello di fedeltà. Le conseguenze possono essere rilevanti: chi subisce l’addebito perde il diritto all’assegno di mantenimento e i diritti successori. Dimostrare il tradimento in tribunale, tuttavia, non è sempre semplice. Un sospetto o una convinzione personale non sono sufficienti: servono prove concrete , giuridicamente valide. Per questo motivo, affidarsi a un’agenzia investigativa autorizzata rappresenta spesso la scelta più prudente, perché consente di evitare errori che potrebbero compromettere la causa o, nei casi più gravi, comportare responsabilità penali. GLI SCREENSHOT DELLE CHAT CON L’AMANTE SONO UNA PROVA VALIDA? Il coniuge che sospetta di essere stato tradito potrebbe essere tentato di accedere alle chat, alle e-mail o ai messaggi del partner per cercare eventuali conversazioni con l’amante. A prima vista può sembrare una soluzione semplice ed efficace: acquisire gli screenshot dal telefono del marito o della moglie, conservarli e portarli in tribunale. In realtà, si tratta di una scelta che può comportare conseguenze anche gravi. Accedere al dispositivo di un’altra persona senza il suo consenso costituisce reato, anche se si tratta del proprio coniuge. L’articolo 615 ter del codice penale disciplina l’accesso abusivo a un sistema informatico , punendo con la reclusione fino a tre anni chiunque si introduca in un dispositivo elettronico (smartphone, tablet o PC) protetto da misure di sicurezza oppure vi si mantenga contro la volontà espressa o tacita del legittimo proprietario. Molti pensano che, se il telefono è sbloccato o la password nota, accedervi sia lecito. Non è così: la legge non prevede questa eccezione. Inoltre, se per impossessarsi del dispositivo si ricorre a coercizione, inganno o violenza, possono configurarsi ulteriori reati, a seconda delle modalità del fatto. CASI IN CUI GLI SCREENSHOT SONO AMMESSI IN TRIBUNALE Esistono ipotesi specifiche e circoscritte in cui uno screenshot può essere legittimamente prodotto in giudizio. In questi casi, la schermata acquisita assume pieno valore probatorio ed è considerata attendibile dal giudice al pari di un documento elettronico. Tra le situazioni ammesse rientra, ad esempio, l’acquisizione di un messaggio in cui un coniuge scrive direttamente all’altro ammettendo il tradimento. In questo caso, lo screenshot viene estrapolato dal telefono del ricevente, senza accedere al dispositivo del partner infedele. L’acquisizione effettuata sul telefono della parte traditrice è invece legittima qualora sia la controparte stessa a produrla in giudizio oppure quando esista un accordo di piena e reciproca condivisione dei dispositivi tra i coniugi. Si tratta di una situazione diversa dalla semplice condivisione occasionale della password. La Corte di Cassazione, con la sentenza 3025/2025, ha precisato che l’accesso resta abusivo se conduce a risultati in contrasto con l’originaria volontà del coniuge (ad esempio installare un’app, condividere ulteriori contenuti o effettuare chiamate). La condivisione deve quindi essere tale da far desumere anche il diritto di acquisire lo screenshot. Dimostrare l’esistenza di questa autorizzazione, però, non è semplice. In assenza di un accordo scritto – circostanza più unica che rara tra coniugi – si potrebbe ipotizzare la testimonianza di una persona vicina alla coppia. 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Agire autonomamente, soprattutto in un contesto familiare in cui le abitudini sono ben note, può invece insospettire il partner . Il rischio è duplice: da un lato la possibile cancellazione delle prove o la sospensione degli incontri con l’amante, dall’altro l’esposizione a responsabilità penali. Per evitare errori e tutelare al meglio i propri diritti, affidarsi a professionisti del settore, rappresenta la scelta più sicura per ottenere risultati concreti e giuridicamente validi.
Autore: FRANCESCO CALIO' 3 aprile 2026
Negli ultimi mesi molte persone hanno segnalato un aumento delle chiamate mute e delle truffe telefoniche basate sull’intelligenza artificiale. Ma di cosa si tratta esattamente? Sono semplici errori oppure possono nascondere un rischio reale? A molti è capitato di ricevere telefonate da numeri sconosciuti, spesso non segnalati come spam, senza però sentire alcuna voce dall’altra parte della linea. In alcuni casi queste chiamate non sono casuali: possono far parte di strategie utilizzate per raccogliere brevi campioni vocali delle persone che rispondono. La clonazione della voce è una tecnologia che permette di ricreare artificialmente la voce di una persona partendo anche da pochi secondi di registrazione audio. Per questo motivo frasi molto brevi come “pronto”, “sì” oppure “chi parla?” possono essere sufficienti per generare un modello vocale. Una volta ottenuta una simulazione credibile, la voce può essere utilizzata all’interno di una tecnica di truffa più articolata: il vishing, cioè il phishing realizzato tramite telefonate. Grazie ai progressi dell’intelligenza artificiale è oggi possibile utilizzare chatbot vocali sempre più realistici, in grado di sostenere una conversazione simulando la voce di una persona esistente. In questo modo il truffatore può cercare di raggirare la vittima facendole credere di parlare con un conoscente o con un interlocutore affidabile. IL VISHING Il vishing (voice phishing) è una forma di truffa telefonica che utilizza conversazioni vocali apparentemente credibili (deepfake audio) per convincere la vittima a rivelare informazioni sensibili o a compiere operazioni finanziarie. Le truffe più sofisticate combinano diversi elementi: raccolta di informazioni da fonti aperte (Open Source Intelligence – OSINT), tecniche di ingegneria sociale, furto di identità digitale (spoofing) e utilizzo dell’intelligenza artificiale. L’ingegneria sociale è una tecnica di manipolazione psicologica che sfrutta fiducia, paura o senso di urgenza per indurre una persona a rivelare informazioni o compiere azioni che normalmente non farebbe. L’intelligenza artificiale rende queste truffe ancora più credibili, permettendo di sostenere conversazioni che appaiono autentiche e durante le quali vengono richieste operazioni legate soprattutto ai sistemi bancari. Per convincere la vittima, il truffatore costruisce un contesto plausibile e agisce gradualmente, superando le normali diffidenze. Una truffa diventa particolarmente efficace quando l’ingegneria sociale si combina con informazioni personali raccolte online. Attraverso tecniche di OSINT, infatti, è possibile ricavare molti dettagli su una persona: abitudini, relazioni familiari, luogo di lavoro, gruppi frequentati, banca utilizzata o interessi personali. Queste informazioni possono essere organizzate in un vero e proprio dossier e utilizzate come leve psicologiche durante la truffa. Gli scenari più diffusi sono principalmente due: Fa lso operatore bancario Il truffatore segnala un presunto movimento sospetto sul conto e indirizza la vittima verso una pagina fraudolenta che replica quella della banca. In questo modo la persona viene indotta a inserire le proprie credenziali e a completare l’autenticazione a due fattori. Finto conoscente in difficoltà Viene simulata un’emergenza improvvisa come per esempio un incidente, la perdita di un bene immediatamente necessario o la necessità di un risarcimento urgente. L’obiettivo è quello di convincere la vittima a effettuare rapidamente un bonifico. In entrambi i casi l’elemento decisivo è la fretta. Creando una situazione di urgenza, la vittima ha meno tempo per riflettere e individuare eventuali incongruenze. COME PROTEGGERSI DALLE TRUFFE DI VISHING? Esistono alcune buone pratiche che possono ridurre il rischio di cadere nelle truffe telefoniche basate sull’intelligenza artificiale, anche se non esiste una regola capace di mettere completamente al riparo da ogni tentativo di raggiro. Conoscere le diverse fasi con cui queste truffe vengono costruite permette però di riconoscerle e intervenire con maggiore consapevolezza. Ad esempio, per limitare i rischi legati alla clonazione della voce, è opportuno prestare attenzione alle chiamate provenienti da numeri sconosciuti. Se non si conosce l’interlocutore è preferibile attendere che sia l’altra persona a parlare; se la linea resta silenziosa, la scelta più prudente è chiudere la chiamata senza dire nulla. È inoltre utile ridurre la quantità di informazioni personali disponibili online, limitando i dati condivisi sui social network e configurando correttamente le impostazioni di privacy. Allo stesso modo, è bene non fidarsi automaticamente del numero visualizzato sul telefono: in caso di richieste sospette è sempre preferibile interrompere la chiamata e ricontattare direttamente l’ente o la persona interessata tramite i recapiti ufficiali. Se avete un familiare o un conoscente poco ferrato in queste materie potete concordare una parola chiave o una domanda da utilizzare tra di voi. Per esempio “Come si chiamava il cane dei tuoi nonni?” Infine, è importante diffidare delle richieste urgenti, soprattutto quando riguardano denaro o dati personali. In presenza di dubbi, interrompere la conversazione e confrontarsi con una persona di fiducia può aiutare a uscire dal contesto di pressione creato dal truffatore e valutare la situazione con maggiore lucidità. Le truffe telefoniche basate su chiamate mute, clonazione della voce e intelligenza artificiale rappresentano una delle evoluzioni più recenti del cybercrime. Con il miglioramento delle tecnologie di generazione vocale e dei deepfake audio, queste tecniche diventeranno probabilmente sempre più sofisticate. Per questo motivo la consapevolezza rimane la difesa più efficace. Condividere informazioni su queste tecniche di truffa può aiutare altre persone a riconoscerle in tempo, soprattutto tra i soggetti più esposti come gli utenti meno esperti o gli anziani. TAKEAWAYS PRATICI COME RICONOSCERE UNA POSSIBILE TRUFFA TELEFONICA? Alcuni segnali possono aiutare a individuare una truffa telefonica o un tentativo di vishing: la chiamata crea urgenza o pressione per agire immediatamente viene richiesto di fornire codici bancari, password o dati personali si chiede di effettuare un bonifico urgente viene inviato un link da aprire durante la telefonata l’interlocutore insiste perché non si interrompa la chiamata il numero visualizzato sembra appartenere a banca, ente pubblico o familiare, ma la conversazione appare insolita COME EVITARE LE TRUFFE TELEFONICHE? Per ridurre il rischio di cadere in una truffa è utile adottare alcune semplici precauzioni: non fornire mai credenziali bancarie o codici di sicurezza al telefono non cliccare su link ricevuti durante una chiamata diffidare dalle richieste urgenti di denaro verificare sempre il numero richiamando tramite i contatti ufficiali limitare le informazioni personali pubblicate sui social network interrompere la chiamata se qualcosa appare insolito o poco chiaro confrontarsi con un familiare o una persona di fiducia prima di effettuare pagamenti 
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